Lug
2013, Articoli, Il Fatto Quotidiano, Pubblicazioni

Articolo pubblicato

L’ANARCHICO E LA GRILLINA

di Ascanio Celestini, 29 maggio ’13

Gentile C,
cerco di rispondere alla sua lettera, ma prima devo chiarire un punto. Io non credo nei partiti. Ma non perché siano stati occupati da persone disoneste. Io non credo nei partiti perché non credo nella delega. Un politico onesto è certamente migliore di uno disonesto, ma fa parte di una struttura che è storicamente superata.
Rispetto a ciò che vedremo dopo la fine della democrazia fondata sulla rappresentanza ci sono due possibilità che sono l’una l’opposto dell’altra come il bianco rispetto al nero: o la democrazia diretta, o una forma moderna di tirannia. Probabilmente vivremo in paesi grigi dove le due condizioni coabiteranno, alle volte ignorandosi reciprocamente, altre volte entrando in conflitto.

Quando indico il militante comunista degli anni ’50 che sentiva di avere una visione comune al segretario del PCI, parlo di una relazione che rendeva possibile l’esistenza dell’istituzione partito. Non lo faccio in maniera nostalgica. Dico semplicemente che i partiti hanno bisogno di un collante ideologico. Per ideologia non ne intento una in particolare. Parlo di una visione del mondo. Una cosa che ti permettere di immaginare un altro mondo possibile e di lavorare, tutti nella stessa direzione, per realizzarlo.
Le ripeto che io non ho mai creduto che quell’istituzione fosse la migliore possibile, né credo all’idea della rappresentanza. Non ho quella visione del mondo. Anche io ho sempre parlato dell’importanza dell’autorganizzazione (guardi il mio documentario Parole Sante sui Precariatesia di Roma o i tanti articoli che ho scritto sui No Tav, No Dal Molin, …).

Credo che sia possibile e sensato fare politica solo a livello territoriale dove la Politica sta alla Polis come il Cittadino alla Città. Una città che non sia tanto grande da diventare un labirinto, né tanto piccola da diventare una gabbia. La democrazia diretta è possibile solo in territori ristretti. Pensare di portare la democrazia diretta a livello regionale, nazionale o sovranazionale non è un’utopia, ma una sciocchezza. I partiti sono morti non soltanto perché sono abitati da disonesti (forse è il contrario), ma perché s’è storicamente disciolto quel vincolo ideologico che li sosteneva. Questo è valido sia per i rappresentanti onesti che per quelli disonesti.

Ma detto questo non credo che ciò che è accaduto nei decenni passati sia da denigrare e da buttare via. Storicamente ha avuto una grande importanza. Sarebbe come dire che erano dei poveri scemi quelli che accendevano il fuoco con le pietre e che noi siamo molto più intelligenti perché abbiamo l’accendino, o addirittura cuociamo la pasta sul fornello a induzione. Siamo arrivati all’induzione perché siamo partiti dalle pietre focaie.

Quello che è successo nei decenni passati non è frutto di idee astratte. E poi cosa sono le idee astratte? L’autogestione di una fabbrica è un’idea astratta? Le lotte per avere asili e consultori sono idee astratte? Il superamento dell’istituzione manicomiale con la fondazione di presidi territoriali sono idee astratte? La lotta contro un’istituzione criminale come il carcere è un’idea astratta? I proletari in divisa che entravano nell’esercito per contrastarne la violenza è un concetto astratto? È un’idea astratta la contrapposizione all’imposizione del cottimo in fabbrica? Lo sa che le donne avevano stipendio e pensione da donna fino a pochi anni fa? Pensa che sia un’astrazione aver conquistato questi diritti? La legge sull’aborto e il divorzio, lo statuto dei lavoratori e il S.S. nazionale sono astrazioni?

Lei scrive che “gli elettori in passato si aspettavano di sentirsi cullare tra le braccia di mamma partito, con qualche ninna nanna calmante fatta di slogan e luoghi comuni privi di riscontro pratico”. Ma di chi sta parlando? Lo sa che nelle città del triangolo industriale gli operai già all’inizio degli anni sessanta contestavano il PCI e i sindacati. Lo sa cosa è stata Piazza Statuto nel ’62?

E poi
lo sa che a sinistra del PCI c’è stato un mondo di attivisti politici che hanno fatto battaglie territoriali fin dalla fondazione di Livorno? Sa cos’erano gli Arditi del Popolo? E Bandiera Rossa ai tempi della Resistenza?
Ha presente cosa sono stati per questo paese gli scritti sul Politecnico, su Quaderni Piacentini e Lotta Continua? Lotta Continua in particolare ha ospitato intellettuali come Goffredo Fofi, Adriano Sofri, Erri De Luca, Marino Sinibaldi, Guido Crainz, Enrico Deaglio, Alexander Langer, Marco Revelli, Mauro Rostagno… Il lavoro di LC era un lavoro territoriale. Non stavano chiusi in una redazione a commentare il Capitale di Marx. Era gente che lavorava con studenti e operai, che ha aperto una discussione seria su molti argomenti concreti come il carcere e l’ambiente molto prima che diventassero argomenti popolari (oddio.. del carcere oggi non si parla ancora.. o se ne parla a vanvera.. comunque..). Molti sono stati arrestati per questo.
Si informi anche su quelli che morirono in piazza per idee “astratte”, ragazzi come Piero Bruno che manifestava la propria solidarietà col popolo dell’Angola.
Lei scrive che “l’elettorato non osava mettere in discussione l’operato del partito, che siccome è stato fatto da uomini per lo più corrotti, ha portato l’Italia allo sfacelo. Quel sistema ha fallito”.
Ebbene sono decenni che c’è gente che ha smesso di credere (o non ci ha mai creduto) a quel sistema. Tutto ciò esiste molto prima del web.
Quando Grillo conduceva Fantastico con Loretta Goggi, un numero enorme di compagni venivano arrestati secondo il teorema Calogero che “Visto che non si riesce a prendere il pesce, bisogna prosciugare il mare”. Erano studenti e professori. Molti di loro rimarranno mesi in galera. Alcuni ci staranno per anni senza aver commesso alcun reato. Il PCI era uno degli sponsor di quella retata fascista perché aveva visto crescere un’area vasta alla sua sinistra e cercava di riprendersi il copyright del conflitto sociale.

Lei mi scrive che capisce “che informarsi a questo livello richieda uno sforzo ulteriore” come dire: chi critica il nostro movimento.. evidentemente è un’ignorante che non ci conosce. Se parla di me quando parla di quelli a cui “piace solo criticare e non mettersi in gioco veramente”, forse anche lei dovrebbe informarsi un po’.
In un incontro che organizzammo quattro anni fa sui materiali video di documentazione prodotti da comitati e presidi autorganizzati, dopo un compagno della Val Susa parlò un licenziato dell’Alitalia. Disse che era contento di sentire che, dopo il movimento nato in Alitalia.. c’erano anche altri che incominciavano a muoversi. Gli altri che partecipavano al dibattito gli hanno fatto presente che da anni facevano quello che in Alitalia era appena iniziato…

Certe volte pensiamo di essere i primi a ragionare in maniera concreta su certi argomenti (tipo la “capacità critica atipica e rara” di cui parla lei). Lo pensiamo in buona fede, ma capita di farlo perché non sappiamo che prima di noi molti lo hanno già fatto.

Davide Lazzaretti venne ammazzato nel 1878. Era un visionario, ma dette vita ad un esperimento collettivistico che, nonostante lui fosse religioso e persino invasato, dette fastidio sia allo Stato che alla Chiesa. Per questo fu fatto fuori. Dopo la sua morte l’esperimento cessò, ma quelli che ne fecero parte divennero i fondatori di molte cooperative nella Toscana di fine ‘800. Di esperienza in esperienza potremmo andare indietro fino alla Comune di Parigi, la Repubblica romana… la rivolta di Spartaco.

Gentile C,
a tutto questo aggiungo che io non appartengo a nessun partito. Non ho tessere e non sono nella cricca o nella casta. Non soltanto non ho appoggi da partiti e sindacati, nemmeno della cosiddetta sinistra radicale. Non sono un comunista. Io sono anarchico. Non mi interessa che il popolo vigili sull’amministrazione pubblica. Io non credo che il popolo debba essere amministrato da qualcuno. Io voglio il superamento di questa democrazia, non che venga amministrata decentemente. Questo era il dibattito negli anni ’60 rispetto ai manicomi. Qualcuno voleva umanizzarli, qualcun altro cancellarli. Si umanizza un’istituzione disumana solo cancellandola.
Il modello attuale è come una vecchia macchina che consuma tanto e inquina. Qualcuno vorrebbe sostituirla con un’auto ecologia. Io (e molti altri come me) non voglio l’automobile.

__________

Caro Ascanio,
rispetto all‘intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano quando cerca di descrivere la situazione attuale, in riferimento al rapporto dei cittadini con la politica, in particolare quando ritiene che una differenza rispetto al passato sia che i cittadini non hanno più riferimenti politici culturali: ”un elettore del partito comunista sentiva, che poi fosse vero o meno questo è tutto un altro discorso, di avere la stessa visione del mondo del suo segretario e di tutti gli altri appartenenti al partito… Oggi sono molto forti i partiti personali, quelli che si riferiscono a una sola persona” e poi continua con la storia del ”buon senso” e dei discorsi da bar…

Vorrei invitare Ascanio a riflettere su qualche punto.
1) La visione del mondo del vecchio elettore come di quello d’oggi non può essere solo fatta di idee astratte. Altrimenti gli ideali rimangono tali, irrealizzabili, che fa solo fico sostenere. Ad essa (la visione) devono seguire dei progetti e dei fatti coerenti. Ma l’elettore, in passato, nonostante i politici disattendessero le promesse, ha continuato a demandare loro l’incarico di amministrare il Paese, appunto spinto da immobili idee di sinistra, assiomi, principi di derivazione socialista/comunista usati dai politici solo per manipolare. Gli elettori del M5S, almeno credo molti, come quelli che conosco, hanno una capacità critica atipica e rara. Sono informati, e non si limitano a recepire passivamente i ”fatti” veicolati da certa stampa. E non si affidano ai comandi di Grillo  aprioristicamente, perché Grillo infatti non sta dietro alla gestione della cosa pubblica locale, forse un po’ di più dietro a quella nazionale, si, ma non come Demiurgo, piuttosto come collante. E le frasi e gli slogan di cui si serve nei comizi hanno una funzione comunicativa di efficacia, quindi servono a porre l’accento su determinati concetti a volte anche con ironia, e con ironia intendo quel distacco giocoso che vuole far divertire ma anche rivelare una verità amara, portandola talvolta all’estremo, cosa che a lui riesce perfettamente per deformazione professionale. 

2) Immagino che faccia riferimento e a Berlusconi e a Grillo. Ma è possibile che non riesca a vedere la differenza tra i due? Dovrebbe frequentare qualche meet-up o seguire le attività degli attivisti anche a livello amministrativo per sentenziare così. All’interno del M5s ci sono molte persone competenti, che non sono nate politici come nessuno del resto, ma che hanno già dato un contributo alla gestione della cosa pubblica, anche solo monitorando le azioni di politici spesso corrotti, senza ricorrere a quel vago buon senso che tutto vuol dire e niente. Capisco che informarsi a questo livello richieda uno sforzo ulteriore, ma come si può pensare di criticare qualcosa che non si conosce veramente? La differenza tra il M5s e la vecchia politica invece è che prima col principio assiomatico della rappresentanza si delegava, e l’elettorato non osava mettere in discussione l’operato del partito, che siccome è stato fatto da uomini per lo più corrotti, ha portato l’Italia allo sfacelo. Quel sistema ha fallito. Bisogna prenderne atto ed evitare di cadere nel tranello delle nostalgie, che non possono farci andare avanti. Ora finalmente una parte importante del popolo ha compreso l’importanza di vigilare sull’amministrazione della cosa pubblica. In effetti cos’altro dovremmo aspettarci dai partiti o movimenti se non fare il bene del Paese attraverso fatti coerenti con le idee propagandate? Gli elettori in passato si aspettavano di sentirsi cullare tra le braccia di mamma partito, con qualche ninna nanna calmante fatta di slogan e luoghi comuni privi di riscontro pratico.

3) Quindi, il punto per Ascanio è l’importanza del modello rappresentativo? Ricordo che negli ultimi decenni siamo stati derubati da quei partiti che ci avrebbero dovuto rappresentare. E in effetti anche io in passato votai per la sinistra, quando non c’erano alternative e soprattutto quando mi bastava l’idea che il partito si ispirasse a degli ideali teorici. Poi per fortuna ho capito che la cosa più importante è la pratica, l’agire, quindi la coerenza. Purtroppo in Italia molti elettori pigri e ”ignoranti” si sono nascosti dietro a un’ideologia che peraltro hanno conosciuto tra frasi demagogiche e propaganda mediatica. La vera demagogia e il populismo sono quelli ai quali ci hanno assoggettato per decenni sindacalisti, politici e talvolta docenti.

4) Solamente una partecipazione attiva potrà salvarci dal capitalismo, dal liberismo e dalla corruzione. Io credo che l’autodeterminazione sia un principio democratico fondamentale. E solo con la partecipazione si potranno combattere i pesci grossi.

Concludo con l’augurio che molti italiani ammetteranno prima o poi, senza vergognarsene, che un nostro grande limite è quello  di saper criticare bene e basta. Infatti quando arriva l’alternativa migliore, che abbiamo appoggiato fino a prima che vincesse, subito le spariamo contro, perché a noi piace solo criticare e non metterci in gioco veramente. Punti di vista?

Con rispetto, C.

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