da l'Unità del 21 maggio 2010

Io, Sanguineti e quel coniglio che (non) c’è. Storia di un (recentissimo) incontro col poeta appena scomparso a proposito dell’allegra e scettica fede nell’arte.

di Ascanio Celestini

Mercoledì della settimana scorsa mi chiama Andrea “domani Sanguineti viene a Roma” dice “c’è un incontro e poi un concerto da un suo testo. Vado. Lo aspetto per salutarlo. Arriva. Lui e la moglie che gli sta sempre vicino. “Buona sera” dico “mi fa piacere vederla a Roma”. “Anche a me fa piacere” dice “ti vedo di notte alla tivù”. Si mette seduto. Poi si rialza. Viene invitato a parlare. A parlare dell’Efficace Subalternità della scrittura. Dice che l’autore di un testo per un’opera portata in scena da un altro ha la felice possibilità di mettersi a disposizione. Presta uno strumento a qualcuno che lo userà. E’ efficace perché subalterno o subalterno perché efficace? Cioè tocca essere subalterni per servire a qualcosa o bisogna essere efficaci e basta, ma con la forza di non invadere l’opera dell’altro? Nessuna delle due. “Lo spettatore dovrebbe trovare nell’opera non ciò che è nel testo dell’autore, ma quel che il musicista (o forse anche l’esecutore) ha visto e trovato” dice. Tocca vedere, insomma. Starci. Lo spettatore non faccia il mago. Non cerchi di tirare fuori il coniglio dal cappello dello spettacolo. Non importa manco che ci sia un coniglio in quel cappello. Importa che lo spettatore ci creda. Che affianchi il suo sguardo a quello dell’artista. Se si tratta di un artista mago, sarà mago anche lo spettatore. Se si tratta di un cialtrone si cialtroneggerà insieme. Anche lo spettatore si dovrebbe mettere nella condizione di subalternità. Ci vuole un’allegra e scettica fede per l’arte. Come per il circo dove lo sai bene che è tutto un trucco, ma proprio per questo ci credi. Credi alla finzione, alla baracconata. Ci credi profondamente. Ci metteresti la mano sul fuoco. Non come si crede alla messa, ma alla festa. Dove è tutto vero perché veramente finto. La grande verità è che c’è veramente il trucco. La magia c’è quando lo sai, quando te lo svelano, quando ti insegnano come farlo. Un po’ di tempo fa Sanguineti aveva detto che il teatro gli interessava come “uscita dalla solitudine della scrittura”. L’aveva detta a Franco Vazzoler in un’intervista. Al telefono Franco mi dice “stavamo organizzando per l’ottantesimo compleanno. Mi ha detto che voleva ricominciare a girare”. Insomma dopo tanti mesi fermo voleva tornare lontano dalla solitudine. E infatti aveva ricominciato. E giovedì scorso è sceso dal taxi in una strada a senso unico che trenta metri dopo finisce sulla Salaria davanti a una torrefazione per fare il miracolo del circo, il “teatro come luna park, come fiera, dove la parola non è giocata nel silenzio, nella tensione, nell’attenzione, nella percezione precisa dell’ascolto con lo spettatore che fa al vicino sst! se quello appena mormora”. E ci assomigliava pure a una specie di santo o mago da baraccone e forse lo era. Un santo che ha capito il trucco del miracolo e dice che «le condizioni di vita di un conducente di autobus genovese dipendono dalle oscillazioni della Borsa di Hong Kong» e se dunque «oggi la merce-uomo è la più svenduta, nostro dovere è raccogliere la bandiera e difendere il proletariato». Si va bè, ma come si fa ‘sto miracolo? «Naturalmente non penso alle armi, com’ è noto sono assolutamente contrario alla violenza. Parlo di odio di classe: i proletari devono odiare i loro padroni come i padroni odiano loro». Ecco perché sembra un santo. Perché è un moltiplicatore di significati come Cristo lo era di pani e pesci. E non va in mezzo alla fiera per far camminare gli storpi. Viene a svelare il trucco per ridare la cecità ai ciechi e la sordità ai sordi, la vita ai vivi e la morte ai morti. Dopo che passa questo povero cristo non cambiano le cose. Non le cose, ma i loro nomi e le persone che glieli danno. La coscienza di stargli davanti. E adesso che il santo se n’è andato, ce ne torniamo a casa con le mani piene di pane e pesce. Un miracolo. O una specie di spesa proletaria.


pubblicato nell’edizione Nazionale (pagina 41)

nella sezione “Culture” del 21 maggio 2010

http://www.unita.it/news/98967/io_sanguineti_e_quel_coniglio_che_non_c

http://archivio2.unita.it/v2/carta/showoldpdf.asp?anno=2010&mese=05&file=21CUL41a