da l'Unità del 19 agosto 2010

Verso Venezia – Pecora nera – La storia della pièce diventa film in concorso a Festival

di Ascanio Celestini

La Pecora Nera - Filmsettembre 2002

a lavoro per un nuovo spettacolo. una storia di manicomio. gennaio 2003, incontro adriano, infermiere al santa maria della pietà di roma per oltre 30 anni. “ero un violento” dice “un violento istituzionale”. e poi racconta per più di tre ore. “al manicomio c’era tutto. facevano pure il pane. era il pane più buono che ho mai mangiato” dice. ma non si vive di solo pane.


mercoledì 12 ottobre 2005

prima replica di “pecora nera” al morlacchi di perugia. mi scordo un pezzo a metà spettacolo, la morte della madre. pure andrea si scorda e manda la musica. per poco salvavo la vita a un personaggio.


ottobre 2008

mi chiama wilma, dice “ci sta un produttore che ti vuole incontrare. vuole sapere che ne pensi se fanno un film dal racconto del manicomio”. ci incontriamo a cinecittà. dico “mi piacerebbe scrivere la sceneggiatura”. dicono “ci piacerebbe che facessi anche un piccolo ruolo”.


gennaio 2009

portiamo la sceneggiatura al ministero per chiedere il contributo.

a marzo si fa l’incontro ufficiale. un anno dopo stiamo sul set. poi tutto succede rapidamente. valia aiuto regista, daniele direttore della fotografia, il film con maya, giorgio, luigi, barbara, luisa.


lunedì 12 aprile

Igiaba con le dita lunghe e gli occhi bassi vestita da suora è una madonnina nera

nella scena 51 spinge un carrello, sembra la madonna della misericordia di sansepolcro. nostra signora dei deficienti.


venerdì 16 aprile

arriva lo stunt che si deve schiantare sul termosifone per il suicidio del professore

chiedo a adriano “tu che hai visto quello vero che si suicidava, ti ricordi quanto sangue c’era?”, e lui “c’aveva la testa aperta come un melone”. massimo viene a fare il direttore del manicomio. voce da naso chiuso e sigarette, occhi abbottati, la faccia romana di chi ha già mezzo capito come va a finire. i tarallucci e il vino dell’ultima cena. dice “gli leviamo i lacci delle scarpe e gli occhiali, bicchieri di vetro, coltello, forchetta e gli diamo il cucchiaio di plastica. gli leviamo tutto quello che gli può fare male. mica gli posso levare pure il muro! se levo il muro finisce il manicomio”, poi arriva stefania e la macchina da presa si allontana con un piccolo carrello. è l’orazione funebre per il matto.la morte che lo dimette dall’istituto. il funerale che mette il punto, la parole fine. il finerale.

E poi giriamo la 90 con alberto e la sua poesia. alberto che c’ha passato 42 anni al manicomio. che c’è stato veramente. e noi che stiamo tutti in silenzio. microfono, radiomicrofono, si spenge la caldaia e le stufe. “Com’è possibile, mi domando a volte camminare sui prati verdi e avere l’animo triste? Essere immersi nel caldo del sole mentre tutto d’intorno sorride e avere l’angoscia nel cuore? Lasciate a noi le vostre tristezze!

A noi che non possiamo andare nei prati e non vediamo mai il sole”.

un vulcano islandese erutta e butta fuori una nube che copre l’europa. blocca i voli e abbassa la temperatura del continente. blocca anche maya a parigi


giovedì 22 aprile

Fini litiga con Berlusconi. quello gli dice “sei la fotocopia della lega”, quell’altro “i panni sporchi si lavano in casa, vattene via” e allora quello gli ridice “ma che mi stai cacciando?” e allora quell’altro gli rifà… la speranza della sinistra è che la destra sia più rissosa e incapace di quanto siano incapaci e rissosi i postcomunisti. sono le due di notte quando stacchiamo. odore di caffè, bicchierini nel secchio della monnezza, il supermercato vuoto e pulito pare un manicomio. un supermanicomio. guardie giurate a guardia dei prodotti, migliaia di litri di vino e sapone, quintali di cibo per cani e umani, quintali di sale, ettolitri, tonnellate, pellets, pallets, culi di ricambio, vomito in offerta speciale.


giovedì 29 aprile

i generici si muovono come fantasmi tra le corsie del supermercato. camminano in punta di piedi, si avvicinano a una scatoletta di tonno, prendono in mano una confezione di carta igienica, leggono gli ingredienti sull’etichetta di un budino. clienti finti che fanno finta di essere veri tra prodotti veri che sembrano finti. senza l’andirivieni del giorno, senza il rollio dei carrelli, senza i cellulari che squillano, senza la musica di sottofondo. a quest’ora di notte il supermercato è un acquario.

oggi è l’ultimo giorni di riprese prima di una coda che faremo in fretta al mare a giugno. ma da domani siamo al montaggio e dovremo rimettere in fila i pezzi: le immagini e i suoni e i rumori. stappare la vasca. togliere l’acqua del cinema. resuscitare i pesci.

salutiamo le guardie giurate, quelle vere che proteggono i prodotti. ci affacciamo all’uscita con i primi negozianti che vanno verso le saracinesche. i bar che sono già aperti e frequentati. il traffico che inizia a montare.

la palla del sole sull’orizzonte del grande raccordo anulare.