da Il Quotidiano Nazionale del 2 febbraio 2008

Parole sante

di Silvio Danese

Il sottotitolo è: “storie di autogestione e di precarietà nel più grande call center italiano”. Uomo di “teatro narrativo”, e se a tutti viene in mente Paolini va bene, ma ha una sua personalità e un diverso gioco drammaturgico, Celestini trasferisce su grande schermo l’esperienza umana di un recente spettacolo dedicato allo sfruttamento o alla opportunità del lavoro flessibile, questione di punti di vista. Per 500 euro al mese, (4000 impiegati) i motivi di “spettacolo” si presentano senza sforzi… E, con abilità etica (che è fondamento della politica vera), Celestini non forza il giudizio, non annette alcuna posizione politica, avvicinando attraverso le testimonianze di Gianluca, Cecilia, Emanuela, Christian, Alessandra, e tanti altri, un risultato ambiguo di scelte sul mondo del lavoro. Giovanile? Forse. Non è vero che questi ragazzi sono i giovani reali mentre quelli di Moccia sono quelli di fantascienza. Stanno tutti nella stessa barca. I secondi sono più sfortunati perché non lo sanno, Moccia non glielo dice. Da vedere.