da Gazzetta di Parma del 23 novembre 2004

Celestini e la Roma del ’44

di Valeria Ottolenghi

La narrazione qui si fa più quieta. Un percorso intimo che è geografia dell’anima ma anche mappa reale della città di Roma, ricordi di racconti familiari e Storia grande, il giorno della liberazione della capitale, l’aspetto magico, fantastico, mai a contraddire la verità degli eventi ma quasi a confermarli, uno strano incanto epico e popolare, una circolarità di ritorni per situazioni, per strutture narrative che sorprendono e divertono, una chiara spirale d’ascolto, poesia orale che… Leggi tutto

da Panorama del 11 novembre 2004 - n. 46

Aiuto, arrivano gli americani

di Roberto Barbolini

Roma, 4 giugno 1944: “Quel giorno mio padre vide i soldati fermi all’Arco di Travertino. Qualcuno pensava che finalmente fossero gli americani. Qualcuno pensava che fossero ancora i tedeschi. Qualcun altro temeva che fossero tedeschi travestiti da americani…” Solo sulla scena spoglia, con quella magrezza allampanata e la barbetta da capro espiatorio che sembra legare la sua matrice borgatara a qualche perduto shtetl ebraico-orientale, Ascanio dà inizio al suo monologo standosene seduto su una sedia… Leggi tutto

da Il Manifesto del 24 ottobre 2004

Passeggiando per una Roma senza nazisti

di Gianfranco Capitta

Alla Biennale teatro di Venezia, l’ultimo spettacolo di Ascanio Celestini «Scemo di guerra», che poi proseguirà in tournée. Racconta la giornata del 4 giugno 1944, con gli occhi di un gruppo di persone “ignare” della Storia. Con la sua aria educata e dimessa, Ascanio Celestini è diventato a poco più di trent’anni una sorta di oracolo del teatro e della cultura italiana: padrone del racconto e delle emozioni, attore che racconta e scrittore che reinventa… Leggi tutto

da Corriere della Sera – Milano del 19 ottobre 2004

Celestini affabulatore raffinato e popolare

di Magda Poli

Roma, 4 giugno 1944, il giorno della liberazione, della città raccontata con gli occhi immaginosi di un bimbo di otto anni e di uno “Scemo di guerra”: il bambino è il padre di Ascanio Celestini che per tutta la vita ha ricordato quel giorno nel quale rischiò di morire per una cipolla, e lo scemo di guerra è il padrone di quella cipolla, un tesoro per il quale era pronto ad uccidere. Con raffinata tecnica… Leggi tutto

da la Repubblica del 18 ottobre 2004

Una guerra mai vissuta che colpisce dritta al cuore

di Franco Quadri

A stretto contatto con un gabbiotto metallico che a ogni spettacolo muta solo l’orientamento, Ascanio Celestini è una macchina inesorabile di parole, alle quali riesce a mantenere sempre la stessa freschezza, allo stesso modo in cui ci fa parere nuovo il meccanismo ripetitivo con cui le accosta. Nel suo ultimo bellissimo show, Scemo di guerra, sottotitolo “Roma 4 giugno 1944”, scatta puntuale una variante: è infatti la memoria del padre, e maestro, di Ascanio, mancato… Leggi tutto

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