da La Stampa del 1 febbraio 2008

Nel call center fabbrica di precari

di Alessandra Levantesi

Da Radio Clandestina (2000) sull’eccidio delle Fosse Ardeatine a La pecora nera (2005) sui manicomi, il 35enne romano Ascanio Celestini ha affinato una peculiare vena di monologhista dalla sommessa, surreale ironia, dando voce a gente comune vittima di situazioni estreme quali la guerra o la follia. Ora nel documentario Parole sante, il bravo attore-autore segue le travagliate vicende di un gruppetto di lavoratori dell’Atesia, il più grande call centrr italiano e fabbrica di precari a tempo indeterminato, che hanno pagato con il licenziamento le loro sacrosante rivendicazioni. Di primo acchito verrebbe da pensare che si tratta di una storia di quotidiana ingiustizia, priva di spunti significativi. Ma il kafkiano apologo recitato da Ascanio a prologo dell’inchiesta, una sorta di dietro le quinte del suo spettacolo Appunti per un film sulla lotta di classe, spiega bene come una piccola goccia via l’altra, se nessuno se ne preoccupa, rischi di dar luogo a un diluvio devastatore.