L’invenzione della memoria

Titolo: L'invenzione della memoria

Sottotitolo: Il teatro di Ascanio Celestini

Autore: Andrea Porcheddu - Ascanio Celestini

Editore: Il principe costante Edizioni

Collana: Le scintille

Numero di pagine: 220

Un estratto
.

A che cosa serve la memoria di Ascanio Celestini

.

L’incontro con il teatro
Sono andato in scena per la prima volta con una parrucca di stoppa, un vestito fatto col cencio comprato a piazza Pasquino e le scarpe di legno e crosta che il ferramenta vende come «scarpe per arrotatori di pavimenti». È stato per il saggio di un laboratorio teatrale su Le donne a parlamento di Aristofane. Avevamo provato per un paio di mesi in una sede del vecchio Pci, che era stata divisa in due tra Rifondazione comunista e Pds. Avevo poco più di vent’anni e facevo l’università. In quel periodo vedevo i primi spettacoli. In tutta la vita mi era capitato di andare a teatro non più di tre volte, poi con l’università ho incominciato a frequentare il Teatro Ateneo.

.


L’università
Mi sono iscritto all’università perché volevo fare il giornalista. Ho cominciato a scrivere per un giornale che si chiamava «Momento Sera» sulla pagina culturale, nello spazio dedicato alle notizie sulla periferia romana. Ho scritto una ventina di articoli. Una volta mi hanno pubblicato anche un pezzo che parlava di una nevicata nella piazza della mia borgata, Morena. Tutto un reportage sulle considerazioni fatte dai venditori ambulanti che in quel momento avevano i banchi in piazza per il mercato settimanale. In realtà mi ero inventato tutta la storia solo per far pubblicare l’articolo. E forse ero più bravo a raccontare storie che a fare il giornalista.
Quello fu l’ultimo articolo.
.

Ascanio Celestini racconta storie. Le raccoglie, le amalgama, le rivisita, le inventa. Sono storie che riguardano la memoria personale e collettiva, gli anni della guerra, la fabbrica, la fatica e la fantasia del vivere. In esse la quotidianità si contamina con elementi fiabeschi e leggendari.
Nel crogiuolo di Ascanio le parole si fondono in un flusso ammaliante e inarrestabile, che a volte toglie il fiato e a cui è difficile resistere. Ascoltandolo, può capitare di perdersi in un caleidoscopio di immagini, ma anche di ritrovare qualcosa di sè fra le pieghe delle tante esistenze da lui ricreate in scena.
Il teatro di Ascanio Celestini è un teatro «semplice», fatto di un uomo che racconta, di una sedia, di alcune lampadine. Eppure sfugge a qualsiasi definizione. È un divenire magmatico, incessante, inafferrabile, pur nella sua linearità e coerenza. Lo scopriamo uguale ma, allo stesso tempo, sempre diverso, da Vita Morte e Miracoli a Radio Clandestina, da Fabbrica a Scemo di Guerra. Quello che qui si è dunque cercato di fare è raccontare un percorso di creatività, di arte, di teatro, mettendone in luce gli aspetti peculiari. Con un lungo scritto inedito di Celestini, con saggi di critici e studiosi (oltre al curatore Andrea Porcheddu, Gerardo Guccini, Guido Di Palma, Cristina Valenti, Antonio Audino, Patrizia Bologna, Annalisa Canfora), con un’intervista a Debora Pietrobono e un’ampia teatrografia, questo libro è un invito a salire sulla «giostra della memoria» che l’autore-narratore-attore romano ha saputo creare.