da Viaggi - la Repubblica

L’arcobaleno sul Kursaal

di Ascanio Celestini

Io sono tollerante, per me tutti hanno ragione. Hanno ragione i romani fermi attorno all’aeroporto di Ciampino per vedere l’aeroplani. È gente di passaggio perché quelli che ci vivono lo odiano. Qui ogni tre minuti passa un aereo. Qui ci sta una concentrazione di polveri sottili che può essere anche tre volte superiore al massimo consentito dalla legge. Qui non ci sta la zona a traffico limitato e nessuno viene a controllare se l’aria è zozza.

Ma io sono tollerante, per me tutti hanno ragione. Hanno ragione i romani che si mettono in marcia sul grande raccordo anulare. La radio dice che è tutto bloccato come se l’automobilisti salissero su questa strada rotonda solo per girarci intorno. Come i ragazzini sulle giostre che chiamavamo calci-in-culo. Toccava essere solidali col compagno davanti, prenderlo per la schiena e spingerlo coi piedi più in alto possibile per fargli acchiappare il fiocco. E in questo roboante calcio-in-culo che è il raccordo romano ogni tanto qualche macchina schizza fuori.

Io sono tollerante, per me tutti hanno ragione. Hanno ragione i romani che se ne vanno a Ostia schizzando fuori dal chilometrico cerchio di catrame. Città tropicale dove quest’anno gli intrepidi hanno fatto il bagno ai primi di aprile. Tra le palazzine e gli stabilimenti il parcheggiatore è abusivo e stanco. Il caldo se l’è già cotto e aspetta i soldi da lontano. Fa un gesto come per dire “vada, vada con comodo. Magari dopo me paga er caffè”. Dorme in piedi con la testa appesa al collo. Si tiene come ‘na pila di centolire che seppure è fatta tutta di ferro già la vedi che sta per cascare.

Io sono tollerante, per me tutti hanno ragione. Hanno ragione i romani che si mettono in fila alla mensa dello stabilimento per il riso co’ le cozze e la frittura. Poi Claudio mi porta al bar. “Lo vedi quello? È Pedro Manfredini. È stato un giocatore della Roma ai tempi in cui gli sportivi non erano ancora divi. A chi gli andava bene si metteva da parte i soldi per comprarsi il bar”. È buono il caffè di Manfredini. Poi attacca a piovere, arriva uno sgrullone che scappano tutti. Resta qualche ragazzino a ripararsi sotto allo scivolo col super tele in braccio e qualche vecchio seduto in cabina col colletto chiuso fino all’ultimo bottone. Uno di quelli che s’affittano l’ombrellone il 25 aprile e restano fino all’8 settembre. Dalla Liberazione all’armistizio a mollo nella caciara estiva.

Io sono tollerante, per me tutti hanno ragione. Hanno ragione i romani che rimontano in fretta nell’auto incastrata nel parcheggio sgrullandosi i piedi dalla sabbia e sfuggendo all’abusivo che pretende il riscatto di una giornata iniziata cocendosi al sole e finita a mollo. Ma noi ci fermiamo da Claudio. Guardiamo dal balcone che smette di piovere. Guardiamo l’arcobaleno sul Kursaal. Poi ripiove. Poi rismette. Poi vado a comprare tre pizze. Aspetto che me le infila nel cartone e intanto pago. Dietro alla cassa ci sta una foto con due signori impainati e sorridenti. Mi dice il pizzettaro che “sono gli eredi al trono. Sarebbero i sovrani delle due Sicilie se non ci avessimo avuto la malasorte di questa Repubblica Italiana”.

Io sono tollerante, per me tutti hanno ragione. No, forse non sono così tanto tollerante.
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I viaggi della memoria
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