La Pecora nera. Elogio funebre del manicomio elettrico

“È nella complessità di questo presente dove si sovrappongono la memoria del manicomio, la questione medico – psichiatrica, la terapia con i farmaci e la contenzione fisica che si va ad inserire il mio lavoro. Un lavoro di indagine nella memoria del presente come luogo di sedimentazione di storie diverse. E sono proprio le storie che sto cercando. Storie di persone che hanno abitato il luogo chiuso e strutturato del manicomio, la destrutturazione dell’istituzione, la frammentazione e il mescolarsi con i territori circostanti.

Mi interessano le storie personali perché tracciano una rete di prospettive diverse attraverso una questione che non può essere letta come un evento unico.

Mi interessano perché sono quelle che hanno trovato una possibilità per raccontare all’esterno una vicenda che rischia costantemente di rimanere una questione privata o un problema scientifico.

Mi interessano perché lavoro alla costruzione della drammaturgia di uno spettacolo che sarà sostanzialmente un insieme di molte storie. Una drammaturgia che per me dovrebbe saper raccontare anche il presente della memoria e non soltanto il passato della letteratura teatrale. Una possibilità nuova per un teatro civile che sperimenti la propria “civiltà” non soltanto nelle tematiche, ma soprattutto nella possibilità che queste forniscono per mettere direttamente in relazione le persone con la propria memoria e con il proprio presente.

E poi le storie mi interessano perché mettono direttamente in comunicazione l’evento al quale si è assistito e il bisogno di comunicarlo per trasformare l’immagine personale in immaginario collettivo.

Ho raccolto e raccolgo ancora le memorie di chi ha conosciuto il manicomio un po’ come facevano i geografi del passato. Questi antichi scienziati chiedevano ai marinai di raccontargli com’era fatta un’isola, chiedevano a un commerciante di spezie o di tappeti com’era una strada verso l’Oriente o attraverso l’Africa. Dai racconti che ascoltavano cercavano di disegnare delle carte geografiche. Ne venivano fuori carte che spesso erano inesatte, ma erano anche piene dello sguardo di chi i luoghi li aveva conosciuti attraversandoli.

Così io ascolto le storie di chi ha viaggiato attraverso il manicomio non per costruire una storia oggettiva, ma per restituire la freschezza del racconto e l’imprecisione dello sguardo soggettivo, la meraviglia dell’immaginazione e la concretezza delle paure che accompagnano un viaggio.”


Ascanio Celestini



Il progetto

Ascanio Celestini lavora da tempo a questo progetto: da quando, nel 2002, la sua attenzione si è rivolta alla relazione fra gli individui e le Istituzioni cardine del nostro Paese. Da questa indagine è già scaturito il racconto – rappresentazione di FABBRICA (settembre 2002, Benevento Città Festival).

Quando Celestini si è trovato a collaborare per la prima volta con il Teatro Stabile dell’Umbria, che nel 2003 ha prodotto SIRENA DEI MANTICI (storia delle acciaierie di Terni, nata nel solco della ricerca relativa a FABBRICA), l’interesse dello Stabile per la sua intenzione di raccontare la memoria dell’Istituzione manicomiale, è stato immediato ed è nato l’accordo di produrre insieme questo nuovo racconto teatrale.

Durante gli anni Settanta, nel territorio della città di Perugia, la Riforma della Psichiatria ha vissuto precocemente quella stagione rivoluzionaria e sperimentale sfociata nella Legge 180 del 1978, nota come “la Legge Basaglia”.

Nella primavera del 2003, la collaborazione dello Stabile umbro con Ascanio Celestini è partita proprio da questo e la sua ricerca sul campo, i suoi primi incontri con i testimoni della vita manicomiale, prima e dopo la Riforma, sono avvenuti a Perugia.

Da allora Celestini ha proseguito il suo lavoro in molte altre città italiane, visitando i luoghi degli ex manicomi e raccogliendo memorie ed esperienze, prevalentemente degli infermieri ma anche di medici, sempre affiancato dai gruppi di studenti e di attori che hanno partecipato alla sua ricerca.
Il processo di costruzione dello spettacolo, infatti, contiene un altro progetto: il laboratorio storie da legare.

Il laboratorio storie da legare, si è intrecciato con la ricerca di Celestini, nelle stesse città dove si è svolta la sua indagine sulla memoria manicomiale. Gli studenti e gli attori, sotto la sua guida, hanno potuto sperimentare forme e tecniche di scrittura scenica, partendo dai racconti autobiografici degli operatori psichiatrici.

Tutte le testimonianze sono state documentate sia in audio, sia in video.



- Laboratorio – Storie da legare

Tappe della ricerca


Perugia
C.U.T. – Teatro Stabile dell’Umbria – Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura Dipartimento di Salute Mentale – Provincia di Perugia – Fondazione Angelo Celli
marzo 2003
marzo 2004
febbraio – marzo 2005


Scandicci
Teatro Studio – Teatro Stabile di Innovazione
novembre 2003 – aprile 2004


Roma
Centro Studi dell’ex Manicomio di Santa Maria della Pietà – Università di Roma Tre, Facoltà di Lettere e Filosofia
gennaio 2004


Bologna
Università degli studi di Bologna, Dipartimento di Musica e Spettacolo CIMES
febbraio 2004


Parma
Teatro delle Briciole – Teatro Stabile di Innovazione
Centro Studi per la Stagione dei Movimenti


Reggio Emilia
Fondazione I Teatri – Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
Centro di documentazione di Storia della Psichiatria “San Lazzaro”
novembre 2004


Udine
Centro Servizi e Spettacoli di Udine – Teatro Stabile di Innovazione del Friuli Venezia Giulia – Dipartimento di Salute Mentale di S. Osvaldo – Accademia Civica d’Arte Drammatica Nico Pepe
dicembre 2004


Imola
Teatro dell’Osservanza – Centro di Salute Mentale
aprile 2005


Venezia, Isola di San Servolo
Provincia di Venezia – Associazione Culturale Echidna – Fondazione I.R.S.E.S.C
maggio – giugno 2005


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- La pecora nera -Elogio funebre del manicomio elettrico è una produzione di Fabbrica e del Teatro Stabile dell’Umbria
Uno spettacolo sull’istituzione manicomiale scritto, diretto e interpretato da Ascanio Celestini
Lo spettacolo, ha debuttato in prima assoluta martedì 18 ottobre 2005, aprendo la Stagione teatrale 2005-2006 del Teatro Morlacchi di Perugia, dopo circa tre anni di ricerca e di laboratori condotti dall’autore.


- La casa editrice Einaudi ha pubblicato per la prima volta il testo La pecora nera nel 2006.


- L’editore francese Editions du Sonneur ha pubblicato la traduzione del testo nel 2009: La Brebis galeuse; traduzione di Olivier Favier.


- La pecora nera nel 2010 è diventato un film, scritto, diretto e interpretato da Ascanio Celestini . Il film è stato presentato in concorso alla 67 Mostra del Cinema di Venezia