da la Repubblica Milano del 11/05/2012

Celestini spazza via 150 anni di retorica

di Simona Spaventa

È un nuovo, rigoroso capitolo nella saga di umiliati e offesi che Ascanio Celestini sta componendo negli anni muovendosi tra memoria e presente Pro Patria. Dopo aver raccontato la fabbrica, la guerra, i manicomi (anche al cinema, col bellissimo esordio La pecora nera), il cantastorie romano spazza via tutta la retorica che ha accompagnato le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità gettando un ponte ardito tra Risorgimento e carcere. Su uno sfondo bianco di manifesti, lo… Leggi tutto

da www.liberaroma.it del 04/02/2012

Ascanio Celestini al Palladium. “Pro patria. Senza prigioni e senza processi”: uno spettacolo da non perdere

di Raul Mordenti
Sono da tempo convinto che Ascanio Celestini rappresenti il fatto culturale (ma dunque anche politico) più importante prodotto dalla sinistra di classe in Italia negli ultimi anni. È questa – me ne rendo conto – un’affermazione assai impegnativa che occorre cercare di argomentare. Detto in estrema sintesi, a me sembra che Celestini abbia osato fare la cosa più proibita, che è anche la cosa più necessaria per noi comunisti: ha affermato l’esistenza di un punto

Leggi tutto

da Il Sole 24 ore del 05/02/2012

Ascanio Celestini, la vertigine dell’utopia

di Antonio Audino

Dopo tanti anni di attività e di vastissimo successo (anche attraverso il mezzo televisivo) risulta evidente cosa sia il teatro per Ascanio Celestini: il luogo più adatto per portare tra la gente una possibilità di pensiero, di confronto, per tornare a riflettere su momenti chiave della nostra storia senza mai dimenticare tutti i riflessi umani , individuali e sociali di certi avvenimenti.

Così è per il suo ultimo Pro Patria, dove l’attore-autore recupera frammenti delle… Leggi tutto

da www.myword.it del 06/12/2011

Ascanio Celestini, da Mazzini al “fine pena mai”

di Andrea Porcheddu
In Pro Patria, il narratore costruisce uno scomodo ponte fra l’epopea risorgimentale e le storie di ordinaria malagiustizia. Ma qui sta il suo maggior merito: nella libertà con cui esprime un punto di vista scomodo.

Stando alle parole di quel fine intellettuale del Novecento che risponde al nome di Ignazio La Russa, il teatro di Ascanio Celestini sarebbe da bollare come opera di un “coglione”. Argomentava in tv, La Russa, rimembrando il suo passato di… Leggi tutto