da Hollywood Reporter del 2 settembre 2010

The Black Sheep — Film Review

di Natasha Senjanovic

(…) Non c’è da sorprendersi se “La pecora nera”, il primo lungometraggio dal prolifico narratore-scrittore-attore, risulti affascinante, anche per la precisione e la maestria con cui Celestini riesce a dar vita ai suoi personaggi.
In un’opera che mostra tutta la sua sensibilità e le sue vaste competenze narrative, Celestini cattura la povera società agraria che era l’Italia appena 40 anni fa (…)
(…) è un vero esempio di “cinema d’autore”, che fonde i confini tra la parola scritta e la narrazione visiva (…)

da Corriere della sera del 3 settembre 2010

Non basta il sentimentalismo

di Paolo Mereghetti

(…) un film coraggioso, innovativo ed emozionante. (…)

da Il Foglio del 4 settembre 2010

La bravura di Celestini ci fa cambiare idea su di lui

di Mariarosa Mancuso

Ascanio Celestini era per noi un regista e attore di massimo impegno civile e minimo fascino cinematografico. (…) “La pecora nera” fa cambiare idea. Per la bravura nel’arte del racconto (…). Per la lingua che splendidamente regge. Per i manicomi trattati come fonte di storie, non oggetto di sdegno e denuncia.

da l'Unità del 3 settembre 2010

In manicomio con Celestini Bene la sua prima (al cinema)

di Alberto Crespi

(…) un bel film (…) C’è molto Brecht nello stile volutamente non naturalistico e c’è molto Pasolini nell’occhio cinematografico che Celestini si inventa per questo suo primo film (…).
(…) La pecora nera è la storia di un’Italia non cresciuta, rinchiusa nel mito “dei favolosi anni sessanta”. E’ un film su di noi, anche se crediamo di non essere matti.

da Le Monde del 4 settembre 2010

A la Mostra, un certain état de l’Italie

di Jacques Mandelbaum

(…) questa cronaca intima dell’infermità evoca il capolavoro ‘Il giornale di un pazzo’ di Nicolas Gogol. Ma è anche la metafora di una certa Italia (…)